La cannabis
distrugge la qualità del sonno
ROBERTO COLONNA
NOTE E
NOTIZIE - Anno XXIII – 17 ottobre 2026.
Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale
di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie
o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione
“note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati
fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il
cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione
Scientifica della Società.
[Tipologia del testo: RECENSIONE]
Fra i danni prodotti
dall’accesso ai media di una sottocultura popolare pregiudizialmente favorevole
all’uso di sostanze psicotrope, vi è senz’altro la diffusione, come fossero
“verità di fede”, di idee destituite di qualsiasi fondamento empirico reale di
prova e fattuale; l’hashish e gli altri derivati della cannabis,
presentati per decenni come panacea terapeutica e mezzo “naturale” per ottenere
effetto ansiolitico, migliorare l’umore e combattere l’insonnia, hanno in
realtà causato danni non sempre lievi al sistema nervoso centrale.
Uno studio, che ha seguito
per 35 anni dei giovani fino al passaggio alla mezza età, rivela che sia
l’assunzione di cannabis per una vita, sia l’assunzione recente comportano un
peggioramento misurato con assoluta oggettività della qualità del sonno: si
rileva una più bassa efficienza del sonno e una più alta frammentazione. È di
estrema importanza sottolineare che le alterazioni della fisiologia del sonno
non sono percepite soggettivamente dagli assuntori di cannabis che, non
rendendosi conto di non riposare bene, non tendono a porre rimedio al cronico
deficit di processi di riequilibrio e ristoro notturni, promuovendo almeno
comportamenti concilianti una maggiore durata di un sonno inefficiente.
La disconnessione rilevata da
Thanh-Huyen T. Vu e colleghi tra le sensazioni soggettive e la materiale
distruzione dei pattern fisiologici del cervello dormiente, costituisce
un’ulteriore prova dell’inattendibilità dei self-report degli assuntori
di cannabis, che per decenni hanno magnificato le presunte virtù del vegetale.
(Vu T.-H. T. et al., Recent and Cumulative
Cannabis Use and Sleep in Middle-Aged Adults. Jama Network Open 9 (10): e2638303, October 2026 – Epub ahead of print doi: 10.1001/jamanetworkopen.2026.38303,
2026).
La provenienza degli autori è la seguente: Department of Preventive Medicine, Feinberg
School of Medicine, Northwestern University, Chicago, Illinois (USA); Department
of Neurology, Feinberg School of Medicine, Northwestern University, Chicago,
Illinois (USA); Department of Medicine, Boston University Chobanian & Avedisian School
of Medicine, Boston, Massachusetts (USA); Bern Institute of Primary Health
Care, University of Bern, Bern (Svizzera).
Thanh-Huyen
T. Vu e colleghi si sono posti l’obiettivo di determinare, in un grande campione
di giovani di ambo i sessi seguiti per 35 anni, l’effetto sulla fisiologia del
sonno nella mezza età dell’assunzione di cannabis da giovani e protratta negli
anni, confrontandola agli effetti di un uso recente e alla fisiologia dei
controlli che non avevano mai assunto alcun tipo di sostanze psicotrope
d’abuso.
I
volontari sono stati reclutati fra i partecipanti allo studio denominato
“CARDIA” (Coronary Artery
Risk Development in Young Adults) e allo studio
“CARDIA Year-35 Sleep Ancillary Study”; le analisi
dei dati sono state condotte dal 15 gennaio al 15 luglio 2026. L’uso cumulativo
di cannabis è stato calcolato in “anni di cannabis”, in cui un anno era dato
dalla somma di 365 giorni di assunzione; L’uso recente corrispondeva
all’assunzione negli ultimi 30 giorni, confrontata con l’uso pregresso abituale
e la totale assenza di uso. I dati oggettivi sul sonno sono stati ottenuti
grazie alla wrist actigraphy;
la valutazione soggettiva del sonno ha adottato il PSQI (Pittsburg
Sleep Quality Index).
Sui 1266
partecipanti, 891 hanno consentito il rilievo di dati oggettivi sulla qualità
del sonno e 1128 hanno fornito giudizi soggettivi sul sonno declinati in
termini di PSQI.
Sia l’uso
cumulativo di cannabis, sia l’assunzione recente sono risultati associati a una
oggettiva cattiva qualità del sonno, mentre la stima soggettiva di
qualità non trovava riscontro nei dati oggettivi rilevati. Nel complesso, i
dati hanno indicato uno stretto rapporto tra la cattiva qualità del sonno nella
mezza età e un’esposizione alla cannabis di lunga durata per uso ricreativo.
La
significatività dei dati emersi da uno studio come questo, su 1266 persone in
un arco temporale di 35 anni, stabilisce l’effetto nocivo a lungo termine sul
sonno e suggerisce la comunicazione sociale di questa evidenza per fini di
salute pubblica.
L’autore della nota ringrazia
la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle
recensioni di
argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare
il motore interno nella pagina “CERCA”).
Roberto Colonna
BM&L-17 ottobre 2026
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